Poche righe per dire che…

La voce è una pulsione che tende ad articolarsi, ma che nell’articolazione medesima si annulla in quanto “pura potenzialità”, generando la parola differenziata e significante. (…) La matrice in cui si semina la parola è il silenzio.

Flatus Vocis- Corrado Bologna

Appena in aula, la prima volta, i nostri sguardi e sorrisi si sono incrociati in un giro veloce, ho sentito subito che con voi sarebbe stato possibile osare, spingersi oltre, e un brivido e una grande emozione mi ha pervasa improvvisa.

Certo ero felice di essere lì, per il Silenzio, per l’avventura di lavorare fianco a fianco con Angelo per la prima volta, ma sapevo che voi eravate lì per la Poesia, più che per la lettura ad alta voce della stessa, e non mi ero fatta illusioni in merito a quanto avrei potuto tentare di offrire e/o sperimentare. Così, non aspettandomi particolare interesse per le mie proposte, timidi e discreti sarebbero stati i miei tentativi di lavorare sulla ricerca e l’uso della propria autentica voce, così come di sfiorare il tema della liturgia della parola e della celebrazione rituale ad essa legata se detta e pronunciata ad alta voce.

Da sempre non c’è cosa che mi intrighi di più delle voci e dei grandi testi… provengo dal teatro di parola e dalla scuola di Orazio Costa.

So quanto cominciare a riprendere contezza, dimestichezza, familiarità con antichi rituali di gioco serissimi, come tutti da bambini sapevamo fare, ci restituisce interi, mente e corpo vibranti di emozioni e coraggio. Mio desiderio è riaccendere passione e attenzione per ascolto e lettura ad alta voce: saper tacere, sostare, stare, tanto quanto pronunciare, esprimere, parlare, rappresentano l’equilibrio, felicemente instabile, della misura agognata nella mia ricerca continua.

Indicare le basi per una lettura intesa come continuo e vivo dialogo con il testo è ciò che mi interessa e ambisco far sperimentare, coi sensi e con il corpo dunque, attraverso l’esercizio e la pratica; una lettura meditata e articolata mostra come sia indispensabile non dimenticare mai che concentrazione, pensiero e silenzio precedono e accompagnano la parola in-conclusiva e in ri-nascita sempre nuova. Sapersi trasformare e immedesimarsi è nella natura umana la ricchezza innata più grande da condurre ora alla coscienza.

Le parole parlanti si sono fatte sempre più rare e le parole parlate sempre più frequenti.

Leggere ad alta voce era il modo consueto di studiare i testi, di avvicinarsi ad uno scritto, impensabile era una lettura senza una presa di responsabilità del lettore nel gioco dei suoni. L’atto della fonazione sostiene fisicamente la parola. Leggere è tradurre in suono, ritmo, voce un testo. Se il pensiero tende ad abitare nel mondo immateriale delle idee, la parola pronunciata è sempre questione di corpi.

Ebbene l’occasione offertami dal seminario di fine agosto insieme ad Angelo e l’incontro con un gruppo di persone particolarmente motivate e preparate, quanto ben disposte a mettersi in gioco e sperimentare, ha riacceso in me la speranza, mai sopita del resto, che si possa lavorare ancora concretamente e a fondo per onorare un testo scritto con interessanti letture ad alta voce.

Sono immensamente grata perciò a tutti i partecipanti al seminario il silenzio è nelle parole , per aver reso possibile un piccolo miracolo, ad Angelo perché oltre ad essere tra i miei poeti preferiti s’è rivelata una persona amabile e a Paola che è stata nostra straordinaria, discreta e impeccabile compagna di viaggio.

Mariagrazia Comunale