Il piacere inter-detto…

ci dice che cosa è successo Emilio De Tullio

ore 15 di Giovedì 25 Agosto 2011, Sala attrezzata all’ultimo piano di Palazzo Taglieschi, sede del Museo Statale di Anghiari… si arriva nella piazzetta e inconsciamente ci si studia ‘al volo’ mentre ci contiamo sino a 12 partecipanti, con una “quota azzurra” di 4 uomini (un record statistico)

iniziano così le tre giornate del Laboratorio curato e condotto da Emanuela Mancino, infuocate dalla calura estiva e vissute con il fresco desiderio di partecipare all’esperienza corale, tra persone che non conoscono più di due partecipanti

un desiderio ampiamente appagato giacché Emanuela, con intensa efficacia, si è confermata una “guida” di grande talento che – senza darsene l’aria – ha fatto attraversare da spunti, riflessioni e citazioni sia i nostri pensieri che i nostri sguardi, tra le maglie dei silenzi e dell’attenzione dei presenti.

è così iniziato per noi un percorso articolato e fluente punteggiato dal guardare e dal vedere, dalla parola e dal silenzio, dal leggere e dallo scrivere, dalle immagini e dall’immaginazione… per riflettere su quando – e quanto – possano essere intersecati tra loro questi atti, senza tralasciare il “come”: il tutto, intrecciato ai  dubbi ed alle suggestioni indotte da chi ci ha guidati. È così diventato più chiaro che scrivendo, specie attraverso il cinema, abbiamo la possibilità di sperimentare e sperimentarci mediante la finzione

nel corso delle giornate prendiamo così coscienza più ampia del silenzio in potenzialità e situazioni diverse:

  • il silenzio come fraintendimento,
  • il silenzio come pausa,
  • il silenzio come poesia
  • come cambiamento

il venerdì ci spostiamo definitivamente in Sala Audiovisivi iniziando con due momenti di scrittura, sullo sguardo e sull’ascolto, cui seguono le letture e i commenti sempre più motivati

quindi Emanuela ci propone e ci introduce alla visione del filmato di Piavoli “Pianeta Azzurro” che pochi presenti hanno già potuto vedere e lo sguardo, di fronte alle modalità espressive dell’autore, non può che divenire “contemplativo” (= stare nello stesso tempo con le cose) e suscitare commenti e domande

quasi a voler scovare il segreto della magia di quest’opera che riesce a toccare il nostro immaginario con elementi atavici noti a tutti come l’acqua, il vento, l’erba e il cielo nei loro silenzi e nei loro suoni… forse mai percepiti prima in questa alchimia realizzata con la cura certosina di un “fare arte” con la cinepresa.

dopo aver esercitato il nostro ‘potere accogliente’ dello sguardo torniamo a letture, parole, teorie e suggerimenti nuovi che si muovono da Maria Zambrano a Bachelard, fino a Merleau Ponty.

prendiamo anche visione di un “Blob” pensato e montato da Emanuela con spezzoni di vari film cui seguono dialoghi sui tipi di silenzio che ogni ‘tranche’ ha evocato nei presenti

attraverso alcune opere cinematografiche esploriamo dimensioni del silenzio e dello sguardo in ascolto, attraversando valenze come: lo straniamento, l’altro, l’accettazione dopo l’attesa, l’attesa del compiersi della parola, lo stare nella fatica del silenzio, lo sguardo sulle cose, l’ospite, il rispetto, finchè non emerge fortemente il tema dell’indicibile… dell’invisibile

torniamo alla parola e al Silenzio, e  avviciniandoci al termine del nostro percorso trascorriamo, a coppie, un minuto e mezzo di sguardo reciproco negli occhi, fermi nel silenzio a sperimentare la scelta di affidarci o la difficoltà di sottoporci – dopo un’esperienza condivisa – allo sguardo e al silenzio altrui

io, alla fine, durante la conclusione delle giornate, quando tutti sono riuniti dopo le nostre fatiche  silenziose, scatto qualche fotografia ascoltando la passione, l’impegno e la dedizione di chi si è adoperato per la riuscita delle giornate, mentre un leggero nodo alla gola mi spiazza e mi dice che ne sono commosso anche ripensando all’esperienza che volge al termine, non me ne vergogno… in fondo sono “mosso” tramite l’infante che da sempre mi abita e, muto, sa ascoltare