Ogni mattina…

Ogni mattina devo ricostruire questo muro, questa trincea, questo reticolato, questa barriera. Contro il brusio.
Contro il rumore ostinato dei pensieri.
La notte il muro si disfa al sopraggiungere del sonno. AI suo posto i sogni tessono strati di immagini, ragnatele di sentimenti. Sogni a volte così concreti che al mattino li senti pesanti sul cuore. Eppure riesco a far fronte, a domarli a rimetterli alloro posto, là dove devono stare. Invece ai pensieri non c’è che un rimedio: lasciarli dietro il muro. Un muro alto fatto di azioni quotidiane, di incontri, di interessanti letture, da più o meno piacevoli scambi: io ascolto le tue problematiche di oggi e magari tu domani ascolterai le mie uggiose lamentele.
Un muro fatto di musica, tinteggiato di buone intenzioni, decorato di telefonate, appuntamenti e poi? Ecco il brusio che si ripropone, spesso camuffato.
Travestito da necessità, o da impegno. Aggressivo nel dimostrare l’inutilità degli stratagemmi. Seduttivo nel farmi credere che non posso fare a meno di lui, del suo tormentoso cicaleggio, della sua nenia vuota, del suo martellante bussare alle mie orecchie, come un rock !
E allora tirare su il muro diventa urgente, inevitabile: un tic tac d’orologio scandisce il ritmo dell’azione, del respiro, del battere delle ciglia su occhi che si posano ovunque alla ricerca de!… silenzio.
Un silenzio dentro a un quieto respirare. Silenzio dentro a “nessuna azione, nessuna intenzione”. Silenzio per camminare nel tempo, senza paura. Senza niente da perdere, senza niente da guadagnare. Silenzio per ciò che ho amato, silenzio per ciò che amo. Che nessuno sappia più… che io non debba più… silenzio per svuotare scaffali e cassetti… silenzio.
Silenzio per non dover essere buona, né cattiva. Silenzio per lasciarmi superare. Silenzio per non rincorrere niente. Silenzio per girare la testa un po’ da una parte ed… ascoltare.

Gabriella Baldassini