Ascoltare il silenzio

Per vivere (e non subire) la quotidianità

di Giorgio Macario

L’aria è tersa, fredda, frizzante.
Si parte dalla città caotica e rumorosa, con la mente piena di affanni, di pensieri usati e già pensati, di scadenze quasi inderogabili.
Il corpo si muove, subito pesantemente: il fiato è corto, le giunture indolenzite, il respiro affannoso.
Tutto sembra complicato e l’uscita appare fin da subito una folle trasgressione dello schema di vita cui ci si sente predestinati.
Poi, un passo dietro l’altro, piano piano, sembra di percepire l’ombra di un ritmo: il cuore rallenta ma si sente il sangue scorrere più fluido.

I rumori della città resistono: ovattati, certo, ma sempre imperiosamente presenti.
È una tonalità di fondo che si amalgama, un sottofondo che diventa sempre più flebile via via che si procede sul cammino.
Finché il respiro diventa più regolare; la mente, progressivamente, si svuota e il rumore di fondo risulta ormai indistinguibile
Il silenzio, tutto intorno, è rotto solo a tratti dal latrare di qualche cane: impavido o timoroso, non saprei dire.
Per un momento mi faccio la fantasia di trovare, finalmente, un silenzio silenzioso.
Ma poi, a pensarci meglio, la totale assenza di alcunché, non è un’esperienza umana. Assomiglia più ad una condizione ultraterrena.
Ed è allora che comincio a sentire l’acqua di un piccolo rivo scorrere: appena percepibile, più intensa, quasi in lontananza. Sento il fruscio di alcuni rami sfiorati sul cammino. Ascolto il vento che cambia tonalità a seconda degli alberi e degli arbusti che incontra volteggiando tutto intorno.
Anche l’eco di un aereo che vola a oltre diecimila metri di quota diventa una traccia non più così fastidiosa.
Il silenzio assoluto, appena sfiorato, non appare più così desiderabile.
Nuovi pensieri, mai pensati prima, perlomeno non in questo modo, si affacciano alla mente.
Il rumore dei passi li accompagna come un sottofondo tenue e solido ad un tempo.

Certo l’esperienza di alcuni giorni dedicati alle meditazioni in cammino sono un’altra cosa: concentrata, dedicata, accompagnata.
Ma la ricerca, e la difesa, di uno spazio tendenzialmente quotidiano, ti apre il cuore e ti rende più lucidi i pensieri.
Il percorso è sempre lo stesso, tutti i giorni; ma non importa perché lo spirito che ti accompagna non è mai identico, come l’acqua che scorre in uno stesso tratto di fiume.
E ascoltare il silenzio, d’un tratto, non appare più un’esperienza così proibitiva.