a cura di Nicoletta Polla-Mattiot

Risvegliare i sensi, tutti e cinque (vista, udito, tatto, olfatto, gusto) per sviluppare un ascolto sinestesico del silenzio. Si può “ascoltare” con il corpo. Ci sono silenzi pesanti e leggeri, assordanti e ovattati, tangibili e sfuggenti. Alcuni di noi sono più portati a fare silenzio, altri a sentirlo, altri a contemplarlo, altri ancora a immaginarlo.
Sintonizzarsi sulle emozioni. Ci si può ritrovare senza parole perché quello che si prova è incontenibile, più grande, più mobile, immensamente più bello o drammaticamente più brutto, di quanto si può rendere a parole. Che cosa si prova in silenzio? Dentro il nostro silenzio, e davanti a quello degli altri?
Dialogare senza parole Ci si può mettere in relazione con un’altra persona anche senza ricorrere al linguaggio verbale, trovare una comune lunghezza d’onda, abituarsi a leggere fra le righe, ad ascoltare i gesti, a condividere gli sguardi, a cogliere le pause, dare spazio e alternanza allo scambio, mantenendo un’intensità e volontà comunicativa.
Attraverso letture, ricordi, scrittura personale, esperienze, percorsi individuali e di gruppo, si esplora il linguaggio del silenzio e la possibilità di trasformarlo in azione e scelta, strumento di comunicazione e di relazione, più vicino al tessuto emotivo di ogni incontro, con se stessi e con gli altri.