a cura di Angelo Andreotti e Maria Grazia Comunale

Qualche poesia che parli ma anche non parli di silenzio. Qualche poesia da leggere con la voce, per ascoltare da quella voce il silenzio. Qualche immagine e qualche oggetto da descrivere, anzi, qualche immagine e qualche oggetto che possa aprire in noi il silenzio per il suo proprio racconto. Poi ciascuno porti con sé il proprio corpo, da mettere in gioco. E dita e occhi, ma anche naso e orecchie e bocca. E ancora voce da appoggiare sul silenzio. Nel bagaglio occorrono parole, tante parole, tutte quelle che si hanno, e la disponibilità per scambiarle con gli altri. Parole da assaggiare, toccare, odorare, vedere, ascoltare. Parole da trattare con cura, affinché portino a noi quel silenzio da cui provengono.

In questo articolo le considerazioni di Maria Grazia Comunale.