a cura di Giampiero Comolli

Tutte le culture e le religioni hanno sempre sentito il bisogno di descrivere il proprio “paradiso” (spostato di volta in volta nell’aldilà,  o nel passato più lontano,  o nel futuro più remoto, o in luoghi di difficilissimo accesso): uno spazio e un tempo di assoluta perfezione, del quale avere nostalgia e verso il quale tendere. Ma anche durante la contemplazione silenziosa di un paesaggio naturale o durante una seduta di meditazione possono apparire sensazioni e immagini interiori che evocano la perfezione paradisiaca. Come mai si presentano simili percezioni? Che significato e che funzione hanno in un percorso meditativo? Attraverso una serie di esercizi di concentrazione silenziosa è possibile scoprire quale sia la propria immagine interiore di paradiso, per poi confrontarsi con essa, descriverla attraverso la scrittura e quindi comprenderne il senso.

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