30 agosto – 1 settembre
Anghiari

Durante le giornate organizzate dall’Accademia del silenzio è previsto un ciclo di seminari residenziali presso la Lua (Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari) intervallati da lezioni magistrali a cura di esperti e studiosi di silenzio.

I seminari saranno realizzati su differenti aree tematiche connesse al silenzio:

  • Il corpo del silenzio. Percorsi tra parole ed esperienze sensoriali, a cura di Angelo Andreotti e Maria Grazia Comunale,
  • Dov’è l’Eden? Immagini del Paradiso nelle tradizioni religiose
    e nel silenzio contemplativo
    , a cura di Giampiero Comolli
  • Scrivere le silenziose metamorfosi della vita: a passi lenti in compagnia di Jean J. Rousseau e Emily Dickinson, a cura di Duccio Demetrio on la collaborazione di Ludovica Danieli,
  • Il silenzio trasformato. Cinema e immagini come sguardi raccontati in silenzio, a cura di Emanuela Mancino,
  • L’alfabeto del silenzio: il linguaggio delle emozioni. Percorsi di comunicazione oltre le parole, a cura di Nicoletta Polla-Mattiot,
  • Pensare il silenzio, per un’estetica dell’ascolto, a cura di Stefano Raimondi.

I laboratori si svolgeranno dal 30 agosto al 1 settembre

  • Giovedì 30 agosto: h 15.00 inizio lavori, h 19.00 conversazione con Lidia Maggi: Narrare il silenzio. In ascolto delle Sacre Scritture
  • Venerdì 31 agosto: h 9.00 inizio lavori, h 19.00 conversazione con Cosimo Laneve: La virtù del silenzio. Nella scuola
  • Sabato 1 settembre: h 9 inizio lavori, h 12.30 conversazione con Emanuela Mancino: Lo sguardo in ascolto. Il silenzio e la grazia precaria dell’invisibile

Iscrizione ai laboratori: entro il 15 agosto con possibilità di esprimere due opzioni. Limite massimo di partecipanti per laboratorio: 20. Costo per la partecipazione ai laboratori ed alle lezioni magistrali: 180 euro oltre all’associazione alla Lua. La partecipazione ai corsi, ai seminari e ai gruppi di studio dell’Accademia è riservata ai soci in regola con il pagamento della quota associativa  (25,00 euro annuale – 60,00 euro triennale)

Per iscriversi compilare la scheda.

Descrizione e presentazione dei laboratori.

Il corpo del silenzio.
Percorsi tra parole ed esperienze sensoriali

a cura di Angelo Andreotti e Maria Grazia Comunale

Qualche poesia che parli ma anche non parli di silenzio. Qualche poesia da leggere con la voce, per ascoltare da quella voce il silenzio. Qualche immagine e qualche oggetto da descrivere, anzi, qualche immagine e qualche oggetto che possa aprire in noi il silenzio per il suo proprio racconto. Poi ciascuno porti con sé il proprio corpo, da mettere in gioco. E dita e occhi, ma anche naso e orecchie e bocca. E ancora voce da appoggiare sul silenzio. Nel bagaglio occorrono parole, tante parole, tutte quelle che si hanno, e la disponibilità per scambiarle con gli altri. Parole da assaggiare, toccare, odorare, vedere, ascoltare. Parole da trattare con cura, affinché portino a noi quel silenzio da cui provengono.

Dov’è l’Eden? Immagini del Paradiso nelle tradizioni religiose
e nel silenzio contemplativo

a cura di Giampiero Comolli

Tutte le culture e le religioni hanno sempre sentito il bisogno di descrivere il proprio “paradiso” (spostato di volta in volta nell’aldilà,  o nel passato più lontano,  o nel futuro più remoto, o in luoghi di difficilissimo accesso): uno spazio e un tempo di assoluta perfezione, del quale avere nostalgia e verso il quale tendere. Ma anche durante la contemplazione silenziosa di un paesaggio naturale o durante una seduta di meditazione possono apparire sensazioni e immagini interiori che evocano la perfezione paradisiaca. Come mai si presentano simili percezioni? Che significato e che funzione hanno in un percorso meditativo? Attraverso una serie di esercizi di concentrazione silenziosa è possibile scoprire quale sia la propria immagine interiore di paradiso, per poi confrontarsi con essa, descriverla attraverso la scrittura e quindi comprenderne il senso.

Scrivere le silenziose metamorfosi della vita:
a passi lenti in compagnia di Jean J. Rousseau e Emily Dickinson

a cura di Duccio Demetrio on la collaborazione di Ludovica Danieli.

Parleremo pacatamente del silenzio vivo e presente che ci avvolge, rispettandoci o interrogandoci,  e poi dei silenzi che abitano soltanto dentro ciascuno di noi. Ignoti a chiunque altro. Mediteremo dei silenzi che incontriamo nelle metamorfosi liete e drammatiche dell’ esistenza. Del silenzio  che si impadronisce del tempo e dei luoghi, ogniqualvolta ogni suono, segnale, effetto acustico non scompaia del tutto, ma si attenui.  Del silenzio, che non è metafora del nulla, della assenza assoluta, della mancanza di vibrazioni vitali; del silenzio, che ci educa ad essere più cauti, sobri, benevoli nella ricerca di parole e presenze, umane e non solo, capaci di aiutarci a comprendere e a decifrare il senso  di ciò che stiamo divenendo. Due grandi mentori della filosofia e della poesia ci accompagneranno passo dopo passo, nelle loro riflessioni e parole poetiche. Così lontane così ancora a noi vicine.

Il silenzio trasformato.
Cinema e immagini come sguardi raccontati in silenzio.

a cura di Emanuela Mancino

Le immagini ci parlano in silenzio. E noi parliamo loro, ma in modo in-audito, difficile da sentire. Tra noi e le immagini si crea un dialogo incessante, che sussurra anche quando non ci accorgiamo. Quel che vediamo e abbiamo visto continua a raccontarsi in noi e a giocare col nostro immaginario e con i nostri desideri, coinvolgendo la memoria ed abitando i sogni.
Ascolteremo e daremo voce alle parole che le immagini provocano in noi, dando udienza a quei silenzi e a quei brusii interiori e riconquistando una lingua intima ma disabituale, apparentemente tacita, perché invisibile e indicibile. Attraverseremo quindi, con attenzione e ascolto, gli sguardi che accolgono e creano le immagini che ci circondano e le immagini che ci abitano.

L’alfabeto del silenzio:
il linguaggio delle emozioni. Percorsi di comunicazione oltre le parole

a cura di Nicoletta Polla-Mattiot

Risvegliare i sensi, tutti e cinque (vista, udito, tatto, olfatto, gusto) per sviluppare un ascolto sinestesico del silenzio. Si può “ascoltare” con il corpo. Ci sono silenzi pesanti e leggeri, assordanti e ovattati, tangibili e sfuggenti. Alcuni di noi sono più portati a fare silenzio, altri a sentirlo, altri a contemplarlo, altri ancora a immaginarlo.
Sintonizzarsi sulle emozioni. Ci si può ritrovare senza parole perché quello che si prova è incontenibile, più grande, più mobile, immensamente più bello o drammaticamente più brutto, di quanto si può rendere a parole. Che cosa si prova in silenzio? Dentro il nostro silenzio, e davanti a quello degli altri?
Dialogare senza parole Ci si può mettere in relazione con un’altra persona anche senza ricorrere al linguaggio verbale, trovare una comune lunghezza d’onda, abituarsi a leggere fra le righe, ad ascoltare i gesti, a condividere gli sguardi, a cogliere le pause, dare spazio e alternanza allo scambio, mantenendo un’intensità e volontà comunicativa.
Attraverso letture, ricordi, scrittura personale, esperienze, percorsi individuali e di gruppo, si esplora il linguaggio del silenzio e la possibilità di trasformarlo in azione e scelta, strumento di comunicazione e di relazione, più vicino al tessuto emotivo di ogni incontro, con se stessi e con gli altri.

Pensare il silenzio, per un’estetica dell’ascolto
a cura di Stefano Raimondi

La parola parla in nome del silenzio cui aspira” scrive il poeta Edmond Jabès. Il silenzio dunque come aspirazione, il silenzio come luogo, come corpo, come riflessione; il silenzio come vicenda quotidiana del pensiero, ma anche come realtà alla quale porgere “ascolto” per diventare ed essere altrimenti. Esiste un aspetto del silenzio? Esiste un’estetica del silenzio? Sono queste le interrogazioni che diventeranno percorso e vie per rimpatriare dentro un aspetto che si potrà vivere come un momento di conoscenza di sé come dell’Altro. Il corpo del silenzio ha diversi nomi: ascolto, pausa, pace, parola, postura, amore. Sarà il nostro procedere a dare voce alla nostra quiete, a quello “strano” modo di stare di fronte a se stessi e al mondo.
Lascia che il silenzio dica di te l’aspetto, la postura, il tuo deambulare dentro le cose che ancora hanno una voce per raccontarti da lontano: quella distanza della prossimità e dell’abbraccio che ha un paese, una via, una stanza abitata dal mondo e dal tuo stesso tacere per loro. Si ritorna a volte per trovare orme di luce, proprio da dove si era partiti,  come per silenzio, come dal silenzio. Ho visto uno spazio che diceva di noi, un posto dove il nostro nome è davvero quello che ascolti: una traccia che vedo dai bordi, schiarire.”(S.R.)