I silenzi rumorosi dei giovani

di Giorgio Macario

Il silenzio? Ma quale silenzio?
È il frastuono delle migliaia di watt degli amplificatori che utilizzano nei loro concerti, che li contraddistingue.È il suono martellante della techno music sparata al massimo nei rave party che li caratterizza.
È il ciondolare per i vicoli con le immancabili birre e i calici di vino in mano durante le movide chiassose e sguaiate che attraversano la notte che li rappresenta al meglio.
Fracassoni, schiamazzanti e strepitanti, fanno caciara notte e dì, producendo rumori che non sono suoni ma accozzaglie informi che stridono e gridano vendetta.

Rumori? Ma quali rumori?
La quiete dei giovani è agghiacciante, paralizzante e terrorizzante ad un tempo.
Come fai a cogliere solo i suoni superficiali e ad ignorare il monito che promana dal loro forzato estraniamento?
Come fai ad essere insensibile al loro isolamento fondamentalista che non lascerebbe indifferente neanche un sasso?
Come fai a dare credito alle dicerie più bieche, che mai sarai stato ad uno dei loro raduni –ne sono sicuro– e se anche fossi passato lì per caso mai ti saresti avvicinato per capirci qualche cosa?
Silenti nell’animo, quieti nel profondo e tranquilli nella sostanza cercano di ribellarsi ma non trovano controparti;
provano a comunicare, ma non rintracciano interlocutori affidabili;
lanciano segnali, ma i loro ripetuti ‘message in a bottle’ si disperdono nelle vastità oceaniche o si inabissano nelle profondità marine.
E si allontanano proseguendo nella loro discussione infinita, fra rumori e silenzi, gli uni contro gli altri armati, incapaci di riscoprire i mille silenzi rumorosi, vissuti in giovane età e dimenticati da tempo entro anfratti inarrivabili.